sabato 26 novembre 2011

UNA FORGIA E UNA FALCE - RAYMOND CARVER

venerdì, 12 agosto 2011
 
Come definireste una poesia come questa?
Io trovo sia una poesia dinamica. C'è un flusso continuo di immagini e attraverso queste immagini accadono cose.
Ed ecco che...
"Poi, sotto i miei occhi, si è fatto buio.
Il mare ha cominciato a incresparsi"

e non
Poi il mare ha cominciato
ad incresparsi,,,

e
"...le barche da diporto che erano a pesca
hanno virato e sono rientrate, una flottiglia."

e non
... e le barche che erano a pesca / sono rientrate...

Raymond sembra espandersi dentro una intera stanza, raggiungere con ampie falcate una finestra, partendo dalla scrivania o dalla parete sua opposta ed il finale a chiusura è sorprendente, preceduto da quell'interrogativo: "Mi senti?" sonoro, gridato, stupito dal sussistere ancora di quella mancanza  (Non basta forse chiamare al bambino, perchè una figura, più spesso della madre, si materializzi?), sentendosi perso senza di lei.




UNA FORGIA E UNA FALCE


Un minuto fa avevo le finestre aperte
e c’era il sole. Tiepide brezze
attraversavano la stanza.
(L’ho scritto anche in una lettera.)
Poi, sotto i miei occhi, si è fatto buio.
Il mare ha cominciato a incresparsi
e le barche da diporto che erano a pesca
hanno virato e sono rientrate, una flottiglia.
Il tintinnabolo sotto al portico è caduto
di colpo sotto una raffica. le cime degli alberi
tremavano. Il tubo della stufa cigolava e sbatteva
trattenuto dai tiranti.
Ho detto: "Una forgia e una falce”.
Certe volte parlo da solo, così.
Nomino certe cose:
argano, gomna limo, foglia, fornace.
Il tuo volto, la tua bocca, le tue spalle
ora sono per me inconcepibili!
Che fine hanno fatto? E’come se
li avessi sognati. I sassi che abbiamo portato
a casa dalla spiaggia se ne stanno lì
sul davanzale a raffreddarsi.
Torna a casa. Mi senti?
I miei polmoni sono pieni del fumo
della tua assenza.





A Forge, And A Scythe

One minute I had the windows open
and the sun was out. Warm breezes
blew through the room.
(I remarked on this in a letter.)
Then, while I watched, it grew dark.
The water began whitecapping.
All the sport-fishing boats turned
and headed in, a little fleet.
Those wind-chimes on the porch
blew down. The tops of our trees shook.
The stove pipe squeaked and rattled
around in its moorings.
I said, “A forge, and a scythe.”
I talk to myself like this.
Saying the names of things –
capstan, hawser, loam, leaf, furnace.
Your face, your mouth, your shoulder
inconceivable to me now!
Where did they go? It's like
I dreamed them. The stones we brought
home from the beach lie face up
on the windowsill, cooling.
Come home. Do you hear?
My lungs are thick with the smoke
of your absence.


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#1  14 Agosto 2011 - 20:50


Buon Ferragosto
Utente: Gemisto Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Gemisto

#2  14 Agosto 2011 - 21:17
Contraccambio, amico mio 
Ma non fa così caldo, dai...
Utente: NATACARLA Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. NATACARLA

#3  17 Agosto 2011 - 08:02
Eh sì, in genere sono gli endecasillabi a favorire l'espansione del pensiero, nei versi....
Ciao.
Utente: maxdreamer Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. maxdreamer

#4  17 Agosto 2011 - 16:07
A meno che l'endecasillabo non venga spezzato in due o più versi.
Ho letto di recente una poesia che aveva questo editing, scelto appositamente - credo - per sottolineare una sofferenza.
Ciao Dreamer.
Utente: NATACARLA Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. NATACARLA





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