domenica 20 novembre 2011

FUGGEVOLE - SYLVIA PALLARACCI

martedì, 10 maggio 2011
 
 
Sylvia si è intrufolata, come dice lei, nelle mie mail con un una sola frase: "Se ti va di passare a dare uno sguardo...". Così ho aperto una pagina di recensione della sua opera prima, della casa editrice Lieto Colle, contenente una panoramica delle sue poesie.
Nasce così, a volte, il presupposto per una buona lettura: si apre una porta di cui abbiamo sentito scattare la serratura e ci ritroviamo investiti da una corrente di armonia, da una corrispondenza di pensieri ed emozioni.
La poetica di Sylvia è sensuale, a tratti  lancinante nel distacco emozionale con cui costruisce alcuni versi che si fanno più asciutti ed essenziali quando rivela  il suo io più profondo, più urgente, con quel pudore che accomuna, io credo, i poeti veri, non quelli che si pavoneggiano con versi di dubbia comprensione, sonori ed affascinanti, certo, ma che non trasmettono niente..
In questa poesia in particolare, ho ritrovato parte dei miei pensieri, riversati sulla carta con una resa originale.
Si ha  l'impressione d'essere presi dentro ad un vortice in cui si avvolge e scompare, nei due versi finali, il desiderio - molto femminile - di attenzione, anche se si teme di conoscere quanto sia vero e forte quell'amore che sembra esserci solo concesso.
 

http://www.italiadonna.it/images/hobby/maglia/imgs/ago_da_lana.jpg
 
FUGGEVOLE

Come l’ago
che imbastiva la trama
e mai bastava a (s)velarci
le parole

mi faccio piccola

perché tu abbia ora paura
a smarrirmi

perché quando entravi tutto
nel mio ventre
ti era difficile immaginarmi
altrove



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#1  14 Maggio 2011 - 08:00
 
Sì, ho trovato (e sono stato trovato quasi in contemporanea) per caso anch'io l'autrice e la sua opera e devo ammettere che non è male. Paradossalmente ho più difficoltà a metabolizzare versi scritti in maniera semplice che più audaci formalmente, però gradisco parecchio tanto da essermi prefissato l'acquisto di questo e di altri libri della stessa collana.

Oltre che a quelli della mia stessa casa editrice, qualcuno mi finanzia?

p.s.

non concordo con la critica verso il verso più complicato, ma di primo mattino non sta bene imbastire una boutade.

s.
Utente: SalvatoreAmenta Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. SalvatoreAmenta
#2  14 Maggio 2011 - 15:25
 
Obiettivi, caro Salvo.
Anch'io ne ho tantissimi, compreso il tuo libro, quello che mi hai consigliato e.... molti altri.
Mi piacerebbe discutere con te sulla costruzione dei versi.
Quando possiamo iniziarla?
Carla
Utente: NATACARLA Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. NATACARLA
#3  15 Maggio 2011 - 08:00
 
Non sono un poeta, pur dilettandomi nel moderno verso libero scevro da ogni regola, però apprezzando il fascino oscuro di certe parole non mi spiacciono quei poeti che prediligono la forma sulla sostanza (o il significante sul significato): io stesso storpio e invento (presuntuoso me) fino a piegare il verso alla mia volontà (e poi quest'ultimo ribellandosi si prende beffe di me). Ma giustamente essendo un signor nisciuno sarebbe giusto ricordare qualcuno che, entrando di diritto nella storia, possa sortire da buon esempio:

La Chimera  (Dino Campana)   Non so se tra roccie il tuo pallido Viso m'apparve, o sorriso Di lontananze ignote Fosti, la china eburnea Fronte fulgente o giovine Suora de la Gioconda: O delle primavere Spente, per i tuoi mitici pallori O Regina O Regina adolescente: Ma per il tuo ignoto poema Di voluttà e di dolore Musica fanciulla esangue, Segnato di linea di sangue Nel cerchio delle labbra sinuose Regina de la melodia: Ma per il vergine capo Reclino, io poeta notturno Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo, Io per il tuo dolce mistero Io per il tuo divenir taciturno. Non so se la fiamma pallida Fu dei capelli il vivente Segno del suo pallore, Non so se fu un dolce vapore, Dolce sul mio dolore, Sorriso di un volto notturno: Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti E l'immobilità dei firmamenti E i gonfii rivi che vanno piangenti E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

 
Utente: SalvatoreAmenta Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. SalvatoreAmenta
#4  15 Maggio 2011 - 16:40
 
Campana è un ottocentesco, sospetto con un bisogno incontenibile d'amore, soprattutto per non aver ricevuto le  attenzioni necessarie della madre, molto più attaccata ed amorosa con l'altro figlio più piccolo.
Trovo avesse un gusto ripetitivo-ossessivo della parola, come se si compiacesse di ritrovarsene il gusto in bocca. Ricordi le letture di Ungaretti prima delle puntate dell'Odissea? Forse no, sei troppo più giovane di me, ma potresti guardare i video dove legge le sue poesie. Tende a rafforzare le doppie, per esempio quasi a volersele trattenere in bocca. All'epoca (si parla del 68) ricordo che lo trovavo un buffissimo modo di leggere, ma ne ero attirata, o meglio ammaliata. Anche Gasmann faceva lo stesso uso della sua voce, ma era più teatrale, non c'era amore vero per quello che leggeva, almeno dalle sue letture che ricordo e dalle - poche in realtà - altre in cui mi sono imbattuta ma che ascolto sempre con piacere: dai grandi c'è sempre da imparare.
In fondo sono contemporanei Ungaretti e Campana, li dividono solo tre anni.
Ascoltalo quel link che ti propongo: parla di Mallarmè e del senso che ha la sua poetica oscura
"la poesia è poesia quando porta in sè un segreto": è la sua proposta di definizione di Ermetismo, forse....
(porta pazienza per la pubblicità di you-tube)

Si fa poesia non pensandoci.... perchè occorre farla.
.... in trincea scrivevo sui pezzetti di carta che mi capitava di avere .... sull'involucro delle pallottole... sul cartone...  su delle cartoline ... nel pericolo... fra un tiro e l'altro...

ma la parola è impotente la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi ma lo avvicina..

Scusa....adoro Ungaretti: mi sto perdento tra i suoi video....
Ritornando al concetto di forma e sostanza, io credo che debbono andare di pari passo, non è possibile scinderli.
Anche nel caos di Campana c'è un suo ordine. Nella poesia che hai indicato fa uso frequente di emjambement e il tono è alto, autorevole, simile a quello di Dante della Divina Commedia.
Io sento un senso di ineluttabilità; non ci sono forse, a parte quell'unica incertezza inizale: è il suo pensiero che si impone.
Nei versi finali la costruzione con le "e" iniziali - e ricorrenti - mi ricorda qualche altra poesia letta a scuola, ma che adesso non riesco a focalizzare.
A te non viene a mente niente?
Altro autore con lo stesso senso di ineluttabilità, ma con tono più dimesso, anche se non pacato è Pavese.
La poesia si evolve. Sicuramente non con la sequenza che ti ho dato io (ti ho buttato qui le mie suggestioni), ma si evolve in ogni verso che contiene una nuova intuizione che viene scritto dai tanti signor nisciuno, compreso, forse, i miei (e questa è un'idea terrificante: forse dovrei smettere).
Carla
Utente: NATACARLA Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. NATACARLA
#5  15 Maggio 2011 - 17:37
 
Assistere in successione ai video di Ungaretti, Calvino, Pasolini riesce nel facile intento dello sprofondare al cospetto del mediocre stato in cui versa lo Stato italiano attualmente e per i figuri che, presuntuosi, s'affacciano nei salotti della nostra non cultura. Ti ringrazio per i suggerimenti, davvero.

Pavese per me è intoccabile: riesce a coniugare una semplicità (e non banalità) di scrittura con un interesse per la lettura dei suoi scritti indescrivibile. I suoi diari poi sono sconvolgenti nello scoprire l'immenso talento e cultura forse ancora più evidenziata che negli scritti veri e propri. Per gli stati d'animo mi ci sono sempre rivisto parecchio.

Ammetto una mia debolezza: la poesia l'amo più recitata che da leggere, per questo tendo sempre più alla prosa come lettura privata. Probabilmente la poesia andrebbe letta ad alta voce e non sfogliata davanti agli scaffali.

Quindi mi pare di capire che potresti detestare, chessò, un Sanguineti? Eppure a me queste costruzioni barocche e invalicabili (col rischio che possano essere meri giochi e nulla più per il lettore e vanità dello scrittore) piacciono e pure parecchio, m'affascinano molto più di un messaggio magari ben più nobile ma lieve come un respiro anonimo.

io stesso son vittima delle altrui critiche sull'incomunicabilità esasperata delle mie composizioni, ma non mi riuscirebbe di scrivere diversamente, neppure volendo.

Utente: SalvatoreAmenta Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. SalvatoreAmenta
#6  15 Maggio 2011 - 20:39
 
Parzialmente indovinato, Salvatore. Non detesto nessun autore, ma diciamo che non impazzisco per buona parte della poesia di Sanguinetti.
Riguardo poi alla poesia recitata, credo che il termine sia improprio.
La poesia non va recitata, va letta ed offerta all'ascoltatore facendo filtrare da te, dallo strumento che tu sei, l'emozione che questa ti ha procurato.
E non tutti gli attori sono anche buoni lettori.
Questo blog era nato con l'intento di abbinare poesia-immagine-voce. Inizialmente ho inserito delle letture, ma in parte per un senso di pudore, di mancanza di disponibilità ad un periodo mio del PC, di silenzio, sono state poche. Inoltre mi sono trovata dei difetti di pronuncia tipici toscani. Ho iniziato un corso di lettura poetica, sperando di potermi correggere nella dizione, invece mi si è aperto un mondo ancora diverso ed in parte inesplorato che devo finire di assimilare.
Comunque sono sostanzialmente d'accordo con quanto dice Strand nella sua Mangiare poesia: va mangiata, o meglio, lasciata sciogliere in bocca come un cioccolatino, assaporata lentamente per decidere se può essere tua. Solo dopo la si ipotizza, ispeziona, seziona e finalmente comprende nella sua interezza, ma il primo approcio con un autore è da farsi col cuore. Se apprezzi un autore, lo cerchi, desideri conoscere altre sue poesie, altri scritti. In fondo è quanto sto facendo qui io.

In quanto allo scrivere, è chiaro che non si può scrivere diversamente da quello che sentiamo, ma considera una cosa: molti autori hanno cambiato stile di scrittura.
Ungaretti stesso, è passato da scrivere la sua "M'illumino / d'immenso" a I FIUMI. Prima del Manifesto del futurismo i poeti scrivevano con un altro stile, Corrado Govoni, per esempio era  un crepuscolare, ma è solo un esempio. Ne ho incontrati molti altri.
Quindi se noi cambiamo, se cambiano le nostre convinzioni, il nostro modo di rapportarci alle cose - vita, amore, morte, religione - se ci trasformiamo in persone diverse, aperte se introverse, o viceversa chuse se prima eravamo solari e sereni per esperienze, episodi che ci hanno lasciato un segno dentro, cambieranno anche i versi. Dapprima saranno tentativi,  sembreranno brutti, incompleti, insoddisfacenti, ma poi  nascerà qualche verso particolare.
Almeno lo spero per me, che sono in fase di cambiamento.

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#7  16 Maggio 2011 - 06:02
 
Cambiare per evolversi, camminare per non fermarsi. Banale, ma è quanto da sempre sostengo, peccato che ciò si scontri con la mia Beata Pigrizia.
Approvo con giubilo il corso di lettura! Volevo farlo anch'io, dato che piace da sempre la dizione (la mia è meridionale, di che ti lamenti, la tua essendo toscana ha almeno il privilegio d'essere quanto più vicina all'italiano standard!), dicevo, avrei voluto seguirne uno anch'io ma qui costano quasi quanto un master. T'illumino d'immensa stima!

Utente: SalvatoreAmenta Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. SalvatoreAmenta
#8  16 Maggio 2011 - 07:16
 
Non so quanto costino da te. Io ho fatto solo cinque incontri, quindi il costo è stato relativamente modesto. Ogni regione ha la propria inflessione caratteristica che, personalmente, trovo deliziosamente imperdibile, ma per affrontare le letture è assolutamente da evitare.
Non mi fare più complimenti simili a quello sopra tuo: potrei crederci seriamente.
Grazie, Salvo, buona giornata.

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#9  30 Settembre 2011 - 15:30
 
Tenevo il braccio appoggiato sulla scrivania e appena ho finito di leggere queste parole ci ho appoggiato sopra il viso,tenendo le palpebre chiuse. Queste parole che scrivo sono superflue,l'emozione che lascia questa poesia è un gesto,un'immagine intima.
utente anonimo
#10  30 Settembre 2011 - 21:43
 
Caro o cara anonimo, mi hai lasciato veramente senza parole.
Innanzitutto ti ringrazio a nome dell'autore e vedi, hai percepito anche tu  quello che provo quando incontro una delle poesie che poi inserisco qui: sgomento, amore, soddisfazione, dolore.....
Utente: NATACARLA Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. NATACARLA
#11  05 Ottobre 2011 - 20:20
 
Ringrazio tutti quelli che sono passati a commentare i miei versi.
Non c'è nulla che mi gratifichi di più che una parola sincera,spontanea,da parte di chi ,come me,ha un 'animo poetico'..Ed uso questo termine proprio per dire che io non sono una poetessa,non faccio poesia,...ma ho un rapporto così struggente con la mia vita,che in ogni suo dettaglio non posso che cogliere sempre qualcosa di miracoloso e insopportabilmente profondo,tanto che devo farlo uscire fuori in qualche modo....e l'unico modo che un pò mi riesce è questo: scrivere..

Riguardo il commento dell'utente anonimo/a...:
l'emozione vera è quella che ho provato leggendo quanto mi scrivi....credimi.
Utente: Esther76 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Esther76

 

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